Siete mai saliti in moto? Non mi riferisco a scooter o cinquantini...parlo di moto di cilindrata "rilevabile"!! Certo il mondo degli scooter e dei cinquantini ha il suo fascino non lo metto in dubbio...ma vi vorrei raccontare l'esperienza della moto! Parto da un piccolo prologo, gli ecquadoriani e credo gli spagnoli in genere quando parlano di centro di un oggetto si esprimono dicendo "eje"! Salire in moto gi un esperienza, perch蠨 quando si in sella la prospettiva cambia, l'essere umano inizia un processo di fusione con la macchina che lo porter ad esserne parte inegrante. Non 蠨 come mettere in moto una "macchina", avviare la moto ti fa sentire il suo battito "animale", la sua voce si espande cupa e bassa come un uomo appena sveglio e un p infreddolito. Bisogna essere delicati e molto rispettosi della propria moto, si deve scaldare a sufficienza prima di poter mettere mano alla manopola del gas; si pu azzardare un pⲲ d'aria, ma il gas no! Solo quando la sua voce, diventa tonante e corposa, solo allora il suo battito si fatto regolare. Solo allora si solleva il cavalletto, si tira la leva della frizione e si mette la prima...abbandonando l'asfalto con i piedi e affidando il contatto con esso solo alla mescola degli pneumatici. Quando si solleva il piede e lo si poggia sulla pedana si abbandonano tutte le naturali concezioni dell'umano rapporto tra uomo e macchina. Si entra in una dimensione di sensazioni che nemmeno nella pi evoluta formula uno si possono provare. Le leggi astratte della fisica, prendono consistenza materiale, si possono quasi toccare con mano, si arriva a stringerle nel pugno come accade per il manubrio della propria signora. L'uomo 蹨 la tesi della moto, la moto la sua antitesi e nell'unione magnifica di tesi e antitesi una sintesi perfetta, "la piega"! L'uomo tesi perch訨 genera la moto e senza di esso la moto non avrebbe l'<<eje>>perfetto per scatenare tutta la sua potenza. La moto al contempo antitesi dell'uomo, perch ormai sempre pi訹 dotata di potenza prorompente e, quasi, una "volont propria" che se non domata potra a tristi accadimenti. E' nell'immersione della piega, nell'apnea terrestre di equilibrio e concentrazione che il duetto di queste entit si sfoga rasentando la perfezione. Quando si ࠨ fuori, il cuore della vostra signora ( ormai pronto, le vostre scarpe sono ben calde e il polso deciso, alla prima curva, che si conceda non volgare ma accondiscendente, pronti gi dalla curva precedente si scala di marcia si sposta il busto e si preme sulla pedana, controsterzando minimamente e verosimilmente immergendosi in un limbo tra la forza di gravit e quella centrifuga. Si assaporano quegli istanti osservando la corda della curva, con lo sguardo che giࠠ osserva il prossimo ostacolo e con il corpo pro-tesi della moto e quest'ultima decisa a riportarsi, eretta, antiteticamente la "volont" di assecondare la curva e ci si ritrova nell'<<eje>> della curva! Una volta fuori, si inspira a pieni polmoni la brezza che dal casco giunge alle nostre narici, veloce...come il vento che tagliamo furiosamente, eretti ormai...affidati solo all'equilibrio statico del nostro e del suo corpo! Per "andare" in moto non ci vuole niente, basta l'equilibrio che necessita per andare in bicicletta, il che significa applicare leggerezza a qualcosa che invece merita grande attenzione! Per "guidare" una moto ci vuole decisione e carattere, per essere sempre sicuri di non superare il limite, per valutare le situazioni con prontezza e coscenza. La moto ha un suo carattere, sente l'asfalto molto pi di noi e ne vorace; talmente vorace che quasi per empatia lo diventiamo anche noi se le siamo in sella! Guidare la moto significa avere trovato innanzi tutto il proprio "EJE"! Con la maiuscola perch un esperienza che, se fatta con spirito d'osservazione, ti permette di conoscerti molto e di incrementare la consapevolezza dei propri limiti e della propria forza di volont訠...si sempre in equilirio su due ruote, ma se si aggiunge l'"eje" di se stessi, come se si viaggiasse su quattro.